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La cessione volontaria costituisce un contratto ad oggetto pubblico, con le connesse garanzie, solo se inserita in un formale procedimento di espropriazione per pubblica utilità.

Ultimo aggiornamento: 04/03/2010

 

La cessione volontaria costituisce un contratto ad oggetto pubblico i cui elementi costitutivi indispensabili a differenziarla dal contratto di compravendita di diritto comune, sono.
a) l’inserimento del negozio nell’ambito di un procedimento di espropriazione per pubblica utilità, nel cui contesto la cessione assolve alla peculiare funzione dell’acquisizione del bene da parte dell’espropriante, quale strumento alternativo all’ablazione d’autorità;
b) la preesistenza di una dichiarazione di pubblica utilità efficace;
c) il prezzo di trasferimento volontario correlato ai parametri di legge stabiliti, inderogabilmente, per la determinazione dell’indennità di espropriazione (n.d.r.: con l’entrata in vigore del T.U.E. fissati dall’art. 45).
Ne consegue che, ove non siano riscontrabili tutti i requisiti sopra indicati – non potendosi escludere che la P. A. abbia perseguito una finalità di pubblico interesse tramite un contratto di compravendita – al negozio traslativo immobiliare non possono collegarsi gli effetti di cui all’art. 14 della legge n. 865 del 1971 (n.d.r.: con l’entrata in vigore del T.U.E. fissati dall’art. 25), ossia l’estinzione dei diritti reali o personali gravanti sul bene medesimo.

 

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